I capricci non sono manipolazione: vediamo cosa succede davvero

È sabato mattina. Tuo figlio vuole il succo nella tazza rossa — quella rossa, non quella arancione che è praticamente identica. Gliela dai arancione perché la rossa è sporca. Crisi totale. Urla, lacrime, corpo che si butta per terra come se stesse vivendo la peggiore ingiustizia della sua vita. Tu lo guardi, esausta prima ancora di aver fatto colazione, e pensi: ma lo fa apposta. Mi sta manipolando.

È una parola che si sente spesso quando si parla di bambini piccoli. Manipolazione. Come se un bambino di tre, quattro, cinque anni stesse orchestrando una strategia emotiva consapevole per ottenere quello che vuole a spese tue.

Capiamo subito una cosa: neurologicamente, è impossibile.

E capire perché, capire davvero cosa sta succedendo in quel corpo che urla per la tazza sbagliata,  cambia tutto. Non rende i capricci piacevoli. Non li elimina. Ma ti permette di starci dentro in modo completamente diverso.

Il cervello di un bambino non è un cervello adulto in miniatura

Uno degli errori più comuni che facciamo con i bambini è interpretare il loro comportamento con la logica di un adulto. Quando un adulto urla per qualcosa di apparentemente insignificante, probabilmente c'è una ragione nascosta, una strategia, una volontà di ottenere qualcosa. Ma un bambino di tre anni non funziona così, perché il suo cervello non è ancora strutturato per funzionare così.

La parte del cervello responsabile del ragionamento logico, della gestione delle emozioni, della capacità di rimandare una gratificazione, di vedere le conseguenze future delle proprie azioni, quella parte si chiama corteccia prefrontale, e nei bambini piccoli è ancora in piena costruzione. Non è pigrizia, non è scelta: è biologia. La corteccia prefrontale completa il suo sviluppo intorno ai 25 anni. Sì, hai letto bene: 25 anni.

Questo significa che quando tuo figlio di quattro anni perde completamente il controllo per la tazza sbagliata, non sta scegliendo di farlo. Il suo cervello, in quel momento, non ha gli strumenti per fare altrimenti. È come chiedere a qualcuno di sollevare un peso che i suoi muscoli non sono ancora abbastanza forti da reggere, e poi interpretare il fatto che non ce la fa come una forma di sabotaggio.

Cosa scatena davvero un capriccio

I capricci nei bambini tra i 3 e i 9 anni hanno quasi sempre una radice comune: una frustrazione che il bambino non riesce a gestire da solo. Quella frustrazione può nascere da mille cose diverse e non sempre dalla cosa che sembra la causa.

A volte è stanchezza. Un bambino che ha dormito poco o che è arrivato alla fine di una giornata intensa ha risorse di autoregolazione molto ridotte. Quello che in un momento di riposo riuscirebbe a tollerare diventa insopportabile quando è esaurito. La tazza sbagliata non è il problema, è la goccia che fa traboccare un vaso già pieno.

A volte è fame. Il legame tra il livello di zuccheri nel sangue e la capacità di regolazione emotiva è reale e documentato, vale per gli adulti, vale ancora di più per i bambini, che hanno riserve energetiche molto più piccole.

A volte è la sensazione di non avere controllo. Tra i 3 e i 5 anni i bambini stanno scoprendo la propria identità separata, stanno imparando che esistono come persone distinte, con desideri propri. La tazza rossa non è una tazza: è una scelta che appartiene a loro. Quando gliela neghi, stai — nella sua percezione — negando la sua autonomia nascente.

A volte è qualcosa che non ha niente a che fare con il momento presente: una tensione emotiva accumulata, un cambiamento in famiglia, una preoccupazione che non riesce a nominare. I bambini non vengono a dirti "sono ansioso per l'inizio della scuola", te lo mostrano, spesso nei modi più inaspettati e nei momenti meno opportuni.

Allora perché sembra così personale?

Perché lo vivi con te. Perché sei tu quella presente quando esplode. Perché il tuo sistema nervoso risponde al suo e quando lui urla, il tuo corpo sente quella come una minaccia, anche se razionalmente sai che è solo la tazza.

Questo è il motivo per cui i capricci dei figli ci fanno perdere le staffe in modo sproporzionato rispetto a quello che sta succedendo. Non è debolezza. È co-regolazione. Il tuo sistema nervoso e il suo sono in connessione costante, e quando il suo va in crisi, il tuo viene trascinato.

Ed è anche il motivo per cui è così difficile restare calmi. Non si tratta di forza di volontà. Si tratta di due sistemi nervosi che si attivano a vicenda in una spirale che conosci bene: lui urla, tu ti tendi, lui sente la tua tensione e urla di più, tu ti tendi ancora di più.

Cosa aiuta — e cosa peggiora le cose

La cosa che peggiora quasi sempre la situazione è cercare di ragionare con un bambino in piena crisi. In quel momento il suo cervello è letteralmente in modalità sopravvivenza, la corteccia prefrontale è offline, domina il sistema limbico. Non è in grado di ascoltare la logica. Non è in grado di capire le spiegazioni. Non è in grado di fare quello che gli chiedi di fare con le parole, per quanto siano giuste e sensate.

Quello che aiuta, invece, è la tua presenza regolata. Non la tua perfezione, ma la tua presenza. Stare vicino a lui senza alimentare la crisi. Una voce bassa invece di una voce alta. Un contatto fisico se lo accetta. La comunicazione che sei lì, che non è una catastrofe, che passerà.

Aiuta anche prevenire quando puoi, non cedendo sempre, ma anticipando le condizioni che rendono i capricci più probabili. Un bambino riposato e sazio regola meglio le emozioni. Un bambino che ha avuto momenti di attenzione piena durante il giorno arriva alla sera con il serbatoio emotivo più pieno.

E aiuta, enormemente, smettere di interpretare il capriccio come un attacco personale. Non ti sta facendo questo. Sta attraversando qualcosa che non sa ancora come attraversare da solo e ha bisogno che tu sia l'adulto regolato che lo accompagna fuori, non un altro sistema nervoso in crisi accanto al suo.

Una parola sulla coerenza e su quanto è difficile

Una delle cose che si dice sempre ai genitori è: sii coerente. E in linea di principio è giusto. I bambini hanno bisogno di confini stabili, di sapere cosa aspettarsi, di un adulto che non cambia le regole a seconda dell'umore del momento.

Ma la coerenza è difficile. È difficile quando sei esausta. È difficile quando sei in pubblico e senti gli occhi degli altri. È difficile quando hai avuto una giornata pesante e non hai più risorse. Ed è difficile perché dentro di te c'è anche la tua storia, il modo in cui sei stata trattata quando eri piccola, i modelli che hai visto, le reazioni che hai imparato prima ancora di sceglierle.

La coerenza non significa perfezione. Significa tornare, ogni volta, al tipo di genitore che vuoi essere, anche dopo aver perso le staffe, anche dopo aver reagito in un modo che non ti è piaciuto. La riparazione conta quanto la prevenzione.

Quello che tuo figlio impara da come lo attraversate insieme

Ogni volta che tuo figlio attraversa una crisi emotiva intensa e tu rimani presente e regolata, sta imparando qualcosa di fondamentale: che le emozioni grandi non sono pericolose. Che si possono attraversare. Che non distruggono niente. Che c'è qualcuno che regge.

Questo è quello che i ricercatori chiamano regolazione co-costruita, il bambino impara a regolare le proprie emozioni attraverso la relazione con un adulto che lo aiuta a farlo, non attraverso la repressione o l'isolamento.

Non lo stai viziando quando resti vicino a lui durante una crisi. Lo stai aiutando a costruire gli strumenti che userà per tutta la vita per gestire la frustrazione, la delusione, la rabbia, in modo che un giorno, molto più avanti, quei capricci non li farà più. Non perché li abbia repressi, ma perché ha imparato a regolarli.

E quella è una delle cose più preziose che puoi insegnargli. Non con le parole — con la tua presenza.


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Rafaela Fuccio

Sono Rafaela Fuccio,

mamma di una pre-adolescente e di un bambino di 3 anni. Ho iniziato la mia avventura genitoriale a 22 anni, ma nonostante la giovane età, in quel periodo pensavo che sarei stata una super mamma, una mamma leonessa.

Questo è stato vero finché non ho capito che essere madre non significa solo proteggere da un treno in corsa, ma anche trasmettere valori, guidare nei passi importanti e dare un buon esempio. Non sapevo tanto sull’essere genitore, ma avevo le mie regole e tanti limiti. Poi ho notato una mancanza significativa: non mi aggiornavo abbastanza sulle mie azioni, rischiando di influenzare negativamente la vita di mia figlia. Sono stati anni di scoperta personale e sfide grandissime, ma tutto è cambiato quando ho intrapreso la strada della mia indipendenza: lavorando con le famiglie ho compreso tante situazioni…

Ho iniziato lavorando come Professional Organizer, e per alcuni anni mi sono dedicata all’organizzazione degli spazi domestici. Tuttavia, ho presto compreso che per ottenere una vera trasformazione all’interno del nucleo familiare, era necessario offrire un supporto più profondo. Notando che la sola riorganizzazione degli spazi non portava a cambiamenti duraturi, ho deciso di integrare nella mia attività le conoscenze acquisite durante vari corsi di formazione, grazie ai quali ho ampliato l’orizzonte lavorativo. Il risultato è stato un insieme omogeneo di percorsi dedicati alla famiglia, che andavano oltre l’organizzazione fisica degli spazi e portavano al benessere familiare, creando ambienti armoniosi che avessero senso logico e portassero la giusta energia per le varie attività quotidiane. Basandomi sulle motivazioni profonde che mi hanno portato ad intraprendere questo cambiamento, ho deciso di intraprendere un lungo e meraviglioso percorso formativo chiamato “Parental Intelligence” (da me tradotto in “Intelligenza Genitoriale”): l’obiettivo di questo programma era formare professionisti dell’infanzia (inteso come post-graduation) come Pediatri, Logopedisti, Psicologi infantili, Psicomotricisti, Dietisti o Nutrizionisti, Educatori, Collaboratori scolastici, Assistenti sociali e altri. Lavorando già insieme alle famiglie e supportandole con le routine e l’ordine della casa e degli impegni, questa formazione mi ha permesso di aiutare veramente appieno una famiglia intera. Come tutto nella vita, il percorso é iniziato a casa mia, dove ho potuto verificare l’efficacia del metodo. E’ nata quindi una nuova carriera come Parent Coach con il primo percorso di “Riprogrammazione Parentale“, che fornisce le conoscenze necessarie per interpretare i processi mentali dei nostri figli e sviluppare una comunicazione efficace e consapevole. Recentemente, proprio in funzione delle diverse richieste ricevute da neo-mamme interessate alla Riprogrammazione Parentale, ho creato un percorso specifico per loro: “Neo-Genitori” in pratica é la Riprogrammazione Parentale dedicata a fornire gli strumenti necessari per iniziare la nuova vita come genitori, evitando gli errori che tutti noi abbiamo commesso e commettiamo tutt’ora.

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