La genitorialità non è solo scienza.
È caffè freddo, abbracci improvvisi e domande senza risposta.
Questo è il mio e il tuo posto. È il posto di tutte noi donne, mamme che vivono nella lotta tra il fare tutto insieme e cercare di tenere duro.
Questo spazio esiste per raccontare com’è davvero essere mamma nel 2026 tra pensieri contorti, giudizi altrui e tanto amore che non finisce mai.
Questo spazio è anche tuo, per leggere, per sentirti vista, accolta, capita e a volte anche emozionarti con i racconti di una mamma imperfetta che da anni cerca di migliorarsi e portare nel mondo qualcosa di buono.
Benvenuta nel NOSTRO spazio!
Il pianto del neonato: come imparare a riconoscerlo senza impazzire
Sono le tre di notte. Il bambino piange. Hai già provato di tutto: lo hai allattato, cambiato, cullato, passeggiato per il corridoio, cantato sottovoce quella canzone che tua madre cantava a te. Niente. Piange ancora. E tu, svuotata, con gli occhi che bruciano e il cuore che si stringe, ti fai la domanda che ogni mamma si fa in questi momenti: “ma cosa vuole?”, “Cosa sta cercando di dirmi?”, “In cosa sto sbagliando?”
Io ti do la risposta alla terza domanda: niente. Non stai sbagliando niente.
Ma le prime due meritano una risposta più concreta. Perché capire il pianto del tuo bambino — non da un manuale, ma dalla relazione che stai costruendo con lui — è una delle cose più preziose che puoi fare in questi mesi. E no, non richiede di essere una esperta. Richiede solo di capire da dove viene quel pianto, e di darti il permesso di imparare senza sentirti inadeguata ogni volta che non capisci subito.
Il Quarto Trimestre di Gravidanza
Tutto il mondo si prepara con te durante la gravidanza. Ci sono i corsi preparto, i libri, i podcast, i gruppi WhatsApp delle mamme. Ci sono le visite, le ecografie, le valigie da fare, le camerette da allestire. Nove mesi in cui l'attenzione — tua e di tutti intorno a te — è rivolta a quel momento: il parto.
E poi il bambino arriva. E il mondo, quasi di colpo, smette di guardarti.
Da quel momento in poi, l'attenzione si sposta tutta su di lui. Com'è? Quanto pesa? Sta mangiando bene? Dorme? E tu — il tuo corpo, il tuo stato emotivo, quello che stai attraversando — passi in secondo piano. Spesso lo fai tu stessa per prima, perché così ti hanno insegnato che si fa.
Ma quello che succede al tuo corpo e alla tua mente nei mesi dopo il parto è enorme. Forse ancora più grande di quello che è successo durante la gravidanza. E quasi nessuno te lo aveva detto davvero.
Perché ti senti esaurita anche dopo una notte dormita
Sono le 7 di mattina. Tuo figlio è ancora nel letto, la casa è silenziosa, e tu hai dormito — davvero dormito, miracolo dei miracoli — quasi sette ore di fila. Eppure mentre metti su il caffè ti accorgi che le braccia sono pesanti, che hai quella sensazione ovattata dietro gli occhi, che il solo pensiero di affrontare la giornata ti stanca ancora prima di iniziarla.
E allora ti chiedi — forse con un filo di senso di colpa — cosa c'è che non va in te.
La risposta è: niente. Non c'è niente che non va in te. C'è però qualcosa che non ti è mai stato spiegato bene — e che, una volta capito, potrebbe cambiare il modo in cui guardi la tua stanchezza e, soprattutto, il modo in cui provi a curarla.
Genitore elicottero, tigre, faro o medusa?
Negli ultimi anni il web si è riempito di categorie, tipologie, quiz e articoli che ci invitano a scoprire che tipo di genitore siamo. Sei un genitore elicottero? O forse uno spazzaneve? Hai sentito parlare del genitore tigre, del genitore faro, del genitore medusa? E magari ti sei ritrovata a leggere la descrizione di una categoria pensando: questo sono io.
Perché il mio bambino non smette mai di piangere?
Abbiamo fatto tutto. Abbiamo controllato il pannolino, allattato, dondolato, cantato, camminato su e giù per il corridoio alle tre di notte. E lui piange ancora. Un pianto che non si ferma, che ci attraversa, che ci fa sentire inadeguate, incapaci, sbagliate.
La scuola che abbiamo non è la scuola che ci serve
Vi siete mai chiesti se la scuola, così come è concepita oggi, soddisfa veramente le necessità dei nostri bambini? Nata oltre due secoli fa per rispondere alle esigenze delle nascenti fabbriche industriali, la scuola di oggi continua a seguire un modello che molti ritengono obsoleto. Ma è davvero così?
I traumi nell'infanzia aumentano il rischio di disturbi mentali nella vita adulta
Questa non è un’opinione, non è una tendenza del momento e non è una provocazione. È una delle scoperte più documentate e replicate della neuroscienza moderna: le esperienze avverse vissute nell’infanzia lasciano tracce biologiche, strutturali e funzionali nel cervello del bambino — e quelle tracce, se non vengono intercettate e rielaborate, diventano vulnerabilità che lo accompagneranno per tutta la vita adulta.
Il bacio sulla bocca ai figli e tra coetanei
Il tema è uno di quelli che dividono profondamente i genitori: il bacio sulla bocca tra genitori e figli e il bacio tra bambini, spesso della stessa età. C’è chi lo considera una semplice dimostrazione di affetto e c’è chi lo trova addirittura “reppelente”.
Quando urliamo, i nostri figli "si spengono"
Quante volte ci siamo trovati a urlare con i nostri figli, sentendo che, dopo aver alzato la voce, sembravano proprio "spegnersi"? E quante volte, subito dopo, ci siamo chiesti: "Te l’ho già detto mille volte, perché non impari?"
Educare con Empatia, Non con Punizioni
Le urla fanno parte della nostra esperienza di genitori. Succede, siamo umani! Ma quante volte dopo aver urlato ci sentiamo sopraffatti dal senso di colpa, o ci chiediamo se la nostra reazione sia stata davvero quella giusta?
L'importanza di prendersi cura del "Bambino Interiore"
Ognuno di noi ha un bambino interiore. Questo bambino tiene accesa la fiamma della vita, illuminando in noi qualità come l'entusiasmo, la leggerezza, la curiosità, l'umorismo e la spontaneità.
Tempo di qualità dentro una routine frenetica
Nel bel mezzo di una routine frenetica, con molti impegni di lavoro e altre faccende da adulti, le famiglie non sempre riescono a trascorrere del tempo di qualità con i propri figli. Spesso finiscono per andare "nel modo automatico".
Riflettiamo sulle vecchie abitudini?
Rivedendo e riformulando i concetti possiamo diventare consapevoli delle nostre azioni e di come agire in modo più rispettoso nella vita quotidiana con i nostri figli e tra di noi.
Alcune delle nostre azioni sono più dannose, altre meno, ma lo scopo non è criticare o giudicare, ma solo sensibilizzare!