La genitorialità non è solo scienza.

È caffè freddo, abbracci improvvisi e domande senza risposta.

Questo è il mio e il tuo posto. È il posto di tutte noi donne, mamme che vivono nella lotta tra il fare tutto insieme e cercare di tenere duro.
Questo spazio esiste per raccontare com’è davvero essere
mamma nel 2026 tra pensieri contorti, giudizi altrui e tanto amore che non finisce mai.

Questo spazio è anche tuo, per leggere, per sentirti vista, accolta, capita e a volte anche emozionarti con i racconti di una mamma imperfetta che da anni cerca di migliorarsi e portare nel mondo qualcosa di buono.

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Una donna sorridente al computer in un ambiente domestico con librerie, piante e una lampada
Perché tuo figlio adolescente non ti parla più — e cosa puoi fare
Rafaela Fuccio Rafaela Fuccio

Perché tuo figlio adolescente non ti parla più — e cosa puoi fare

C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui tornava da scuola e ti raccontava tutto. Chi aveva litigato con chi, cosa aveva detto la maestra, cosa voleva fare da grande, perché un compagno gli era simpatico e un altro no. Parlava in macchina, parlava a cena, parlava mentre facevi altro e a volte avresti voluto solo un minuto di silenzio.

E adesso? Adesso torna a casa, saluta a monosillabi, si chiude in camera. Le domande ricevono risposte da una parola: "bene", "niente", "non lo so". Provi a chiedere di più e ottieni un'alzata di spalle, o peggio, l'irritazione di chi sente la domanda come un'invasione.

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La paura del buio, dei mostri, del nulla: come starci dentro senza minimizzare
Rafaela Fuccio Rafaela Fuccio

La paura del buio, dei mostri, del nulla: come starci dentro senza minimizzare

Hai appena finito di mettere a letto tuo figlio, il rituale completo, la storia, il bicchiere d'acqua, il bacio. Ti alzi, fai due passi verso la porta, e arriva la voce. "Mamma. Ho paura."

Sospiro. Torni indietro. "Non c'è niente da temere, amore. Sei al sicuro. I mostri non esistono." Lui annuisce, sembra quasi convinto. Ti rialzi. Fai di nuovo due passi. "Mamma."

Questa scena si ripete in case di tutto il mondo, ogni sera, con piccole variazioni. Il buio che spaventa. L'ombra sul muro che diventa qualcosa. Il rumore che non si capisce da dove viene. Il nulla, quella sensazione indefinita e potentissima di paura che il bambino non riesce nemmeno a spiegare, sa solo che c'è.

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Fratelli che litigano sempre: cosa c'è davvero dietro ai conflitti in casa
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Fratelli che litigano sempre: cosa c'è davvero dietro ai conflitti in casa

È una scena che si ripete ogni giorno in milioni di case. Due fratelli che stavano giocando tranquilli e, in meno di un minuto, sono l'uno addosso all'altro. Urla, lacrime, accuse. E tu in mezzo, che non sai da dove è cominciata, né da che parte stare, né cosa fare.

La prima parola che viene in mente, la parola che senti usare spesso, che forse usi anche tu, è gelosia. Il grande è geloso del piccolo. Il piccolo vuole quello che ha il grande. Si contendono la tua attenzione, il tuo tempo, il tuo amore.

Ma c'è qualcosa in questa spiegazione che non torna del tutto. Perché se fosse davvero una questione di gelosia, di competizione per una risorsa limitata, il problema sarebbe irrisolvibile. L'amore di una mamma non si divide: si moltiplica. E un bambino che lo sente davvero non ha bisogno di combatterlo a nessuno.

Allora cosa succede davvero quando i fratelli litigano? La risposta è quasi sempre più semplice di quello che pensiamo.

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«No» come risposta a tutto: perché è un segnale sano e come gestirlo
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«No» come risposta a tutto: perché è un segnale sano e come gestirlo

Hai mai avuto una giornata in cui qualunque cosa proponessi a tuo figlio, cosa mangiare, cosa indossare, dove andare, quando fare il bagno, la risposta era no? Un no deciso, immediato, a volte urlato, a volte seguito da un muro di silenzio. Un no che non sembra lasciare spazio a nessuna trattativa, a nessuna logica, a nessun ragionamento.

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I capricci non sono manipolazione: vediamo cosa succede davvero
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I capricci non sono manipolazione: vediamo cosa succede davvero

È sabato mattina. Tuo figlio vuole il succo nella tazza rossa — quella rossa, non quella arancione che è praticamente identica. Gliela dai arancione perché la rossa è sporca. Crisi totale. Urla, lacrime, corpo che si butta per terra come se stesse vivendo la peggiore ingiustizia della sua vita. Tu lo guardi, esausta prima ancora di aver fatto colazione, e pensi: ma lo fa apposta. Mi sta manipolando.

È una parola che si sente spesso quando si parla di bambini piccoli. Manipolazione. Come se un bambino di tre, quattro, cinque anni stesse orchestrando una strategia emotiva consapevole per ottenere quello che vuole a spese tue.

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Quando non ti senti subito innamorata di tuo figlio
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Quando non ti senti subito innamorata di tuo figlio

C'è una cosa che quasi nessuna mamma dice ad alta voce. Una cosa che si pensa in silenzio, di notte, mentre il bambino dorme e tu sei sveglia con un senso di vuoto che non riesci a spiegare. Una cosa che genera una vergogna così intensa da sembrare quasi un segreto criminale.

Non me ne sono innamorata subito.

O forse: lo guardo e mi sembra uno sconosciuto. O: mi aspettavo di sentire qualcosa di travolgente e invece sento solo stanchezza. O ancora: mi prendo cura di lui, faccio tutto quello che devo fare, ma non sento quella connessione di cui tutti parlano.

Se hai mai avuto uno di questi pensieri, anche solo per un momento, anche solo per un secondo prima di sentirti in colpa e cacciarlo via, questo articolo è per te.

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Il pianto del neonato: come imparare a riconoscerlo senza impazzire
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Il pianto del neonato: come imparare a riconoscerlo senza impazzire

Sono le tre di notte. Il bambino piange. Hai già provato di tutto: lo hai allattato, cambiato, cullato, passeggiato per il corridoio, cantato sottovoce quella canzone che tua madre cantava a te. Niente. Piange ancora. E tu, svuotata, con gli occhi che bruciano e il cuore che si stringe, ti fai la domanda che ogni mamma si fa in questi momenti: “ma cosa vuole?”, “Cosa sta cercando di dirmi?”, “In cosa sto sbagliando?”

Io ti do la risposta alla terza domanda: niente. Non stai sbagliando niente.

Ma le prime due meritano una risposta più concreta. Perché capire il pianto del tuo bambino — non da un manuale, ma dalla relazione che stai costruendo con lui — è una delle cose più preziose che puoi fare in questi mesi. E no, non richiede di essere una esperta. Richiede solo di capire da dove viene quel pianto, e di darti il permesso di imparare senza sentirti inadeguata ogni volta che non capisci subito.

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Il Quarto Trimestre di Gravidanza
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Il Quarto Trimestre di Gravidanza

Tutto il mondo si prepara con te durante la gravidanza. Ci sono i corsi preparto, i libri, i podcast, i gruppi WhatsApp delle mamme. Ci sono le visite, le ecografie, le valigie da fare, le camerette da allestire. Nove mesi in cui l'attenzione — tua e di tutti intorno a te — è rivolta a quel momento: il parto.

E poi il bambino arriva. E il mondo, quasi di colpo, smette di guardarti.

Da quel momento in poi, l'attenzione si sposta tutta su di lui. Com'è? Quanto pesa? Sta mangiando bene? Dorme? E tu — il tuo corpo, il tuo stato emotivo, quello che stai attraversando — passi in secondo piano. Spesso lo fai tu stessa per prima, perché così ti hanno insegnato che si fa.

Ma quello che succede al tuo corpo e alla tua mente nei mesi dopo il parto è enorme. Forse ancora più grande di quello che è successo durante la gravidanza. E quasi nessuno te lo aveva detto davvero.

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Perché ti senti esaurita anche dopo una notte dormita
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Perché ti senti esaurita anche dopo una notte dormita

Sono le 7 di mattina. Tuo figlio è ancora nel letto, la casa è silenziosa, e tu hai dormito — davvero dormito, miracolo dei miracoli — quasi sette ore di fila. Eppure mentre metti su il caffè ti accorgi che le braccia sono pesanti, che hai quella sensazione ovattata dietro gli occhi, che il solo pensiero di affrontare la giornata ti stanca ancora prima di iniziarla.

E allora ti chiedi — forse con un filo di senso di colpa — cosa c'è che non va in te.

La risposta è: niente. Non c'è niente che non va in te. C'è però qualcosa che non ti è mai stato spiegato bene — e che, una volta capito, potrebbe cambiare il modo in cui guardi la tua stanchezza e, soprattutto, il modo in cui provi a curarla.

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Genitore elicottero, tigre, faro o medusa?
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Genitore elicottero, tigre, faro o medusa?

Negli ultimi anni il web si è riempito di categorie, tipologie, quiz e articoli che ci invitano a scoprire che tipo di genitore siamo. Sei un genitore elicottero? O forse uno spazzaneve? Hai sentito parlare del genitore tigre, del genitore faro, del genitore medusa? E magari ti sei ritrovata a leggere la descrizione di una categoria pensando: questo sono io.

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Perché il mio bambino non smette mai di piangere?
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Perché il mio bambino non smette mai di piangere?

Abbiamo fatto tutto. Abbiamo controllato il pannolino, allattato, dondolato, cantato, camminato su e giù per il corridoio alle tre di notte. E lui piange ancora. Un pianto che non si ferma, che ci attraversa, che ci fa sentire inadeguate, incapaci, sbagliate.

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La scuola che abbiamo non è la scuola che ci serve
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Vi siete mai chiesti se la scuola, così come è concepita oggi, soddisfa veramente le necessità dei nostri bambini? Nata oltre due secoli fa per rispondere alle esigenze delle nascenti fabbriche industriali, la scuola di oggi continua a seguire un modello che molti ritengono obsoleto. Ma è davvero così?

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I traumi nell'infanzia aumentano il rischio di disturbi mentali nella vita adulta
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Questa non è un’opinione, non è una tendenza del momento e non è una provocazione. È una delle scoperte più documentate e replicate della neuroscienza moderna: le esperienze avverse vissute nell’infanzia lasciano tracce biologiche, strutturali e funzionali nel cervello del bambino — e quelle tracce, se non vengono intercettate e rielaborate, diventano vulnerabilità che lo accompagneranno per tutta la vita adulta.

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Il tema è uno di quelli che dividono profondamente i genitori: il bacio sulla bocca tra genitori e figli e il bacio tra bambini, spesso della stessa età. C’è chi lo considera una semplice dimostrazione di affetto e c’è chi lo trova addirittura “reppelente”.

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Quante volte ci siamo trovati a urlare con i nostri figli, sentendo che, dopo aver alzato la voce, sembravano proprio "spegnersi"? E quante volte, subito dopo, ci siamo chiesti: "Te l’ho già detto mille volte, perché non impari?"

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Le urla fanno parte della nostra esperienza di genitori. Succede, siamo umani! Ma quante volte dopo aver urlato ci sentiamo sopraffatti dal senso di colpa, o ci chiediamo se la nostra reazione sia stata davvero quella giusta?

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Tempo di qualità dentro una routine frenetica
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Nel bel mezzo di una routine frenetica, con molti impegni di lavoro e altre faccende da adulti, le famiglie non sempre riescono a trascorrere del tempo di qualità con i propri figli. Spesso finiscono per andare "nel modo automatico".

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Riflettiamo sulle vecchie abitudini?
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Riflettiamo sulle vecchie abitudini?

Rivedendo e riformulando i concetti possiamo diventare consapevoli delle nostre azioni e di come agire in modo più rispettoso nella vita quotidiana con i nostri figli e tra di noi.

Alcune delle nostre azioni sono più dannose, altre meno, ma lo scopo non è criticare o giudicare, ma solo sensibilizzare!

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