Schemi comportamentali: riconoscerli è già metà del lavoro

C’è qualcosa di strano negli schemi comportamentali: spesso li vediamo chiarissimi negli altri e quasi per niente in noi stesse. Riconosci immediatamente il pattern della tua amica che sceglie sempre partner emotivamente distanti. Vedi benissimo come tua sorella replichi con i suoi figli esattamente ciò che criticava in vostra madre. Capisci al volo perché la tua collega si sottomette sempre, anche quando ha ragione.

E poi ti guardi allo specchio e… niente. O quasi niente. Qualcosa di vago, di sfuggente, che intuisci ma non riesci a mettere a fuoco.

Non è ipocrita. È strutturale. Gli schemi che portiamo dentro di noi sono proprio quelli che sentiamo come “normali” e quello che è normale non si vede, si respira soltanto. Ecco perché riconoscere i propri schemi richiede uno sforzo attivo. E perché quel riconoscimento, quando arriva, vale tantissimo.

Cos’è uno schema comportamentale

Uno schema comportamentale è una modalità ricorrente di pensare, sentire e reagire, un pattern che si ripete nelle situazioni simili, spesso in modo automatico, prima ancora che tu abbia il tempo di scegliere consapevolmente come rispondere.

Gli schemi si formano molto presto. Si costruiscono nell’infanzia come strategie adattive, modi di stare nel mondo che funzionavano, allora, per ottenere quello di cui avevamo bisogno o per proteggerci da quello che ci spaventava. Un bambino in un ambiente in cui le emozioni non erano benvenute impara a non mostrarle. Un bambino che riceveva attenzione solo quando stava male impara a stare male per ricevere cura. Un bambino in un ambiente imprevedibile impara a ipercontrollare tutto quello che può.

Il problema non è che questi schemi erano sbagliati, perché invece erano intelligenti, necessari. Il problema è che continuano a funzionare in automatico anche quando il contesto è cambiato. Anche quando sei adulta, anche quando la situazione attuale non richiede più quella risposta.

Come si manifestano nella genitorialità

La genitorialità è uno dei contesti in cui gli schemi emergono con più forza e più frequenza. Non perché tu sia particolarmente fragile, ma perché la relazione con un figlio tocca esattamente quei livelli profondi in cui gli schemi vivono.

Ecco alcuni schemi comuni che le mamme riconoscono nella propria esperienza:

  • Lo schema del controllo: la tendenza a monitorare tutto, a non riuscire a delegare, a sentirsi in ansia ogni volta che qualcosa sfugge alla tua supervisione. Spesso nasce in contesti d’infanzia in cui l’ambiente era caotico o imprevedibile e ipercontrollare era l’unico modo per sentirsi al sicuro.

  • Lo schema del sacrificio: il bisogno di mettere sempre i bisogni degli altri prima dei propri, di non riuscire a dire no, di sentirsi in colpa ogni volta che fai qualcosa per te. Spesso nasce in contesti in cui essere “buona” o “utile” era la condizione implicita per ricevere amore.

  • Lo schema della critica interna: una voce interiore costantemente severa con te stessa, che trasforma ogni errore in una prova di inadeguatezza. Spesso è la voce di qualcuno della tua storia, interiorizzata così profondamente da sembrare la tua.

  • Lo schema dell’invisibilità emotiva: la difficoltà a riconoscere e nominare le proprie emozioni, la tendenza a minimizzare quello che si sente, a non dargli importanza. Spesso nasce in contesti in cui le emozioni non erano accolte o erano considerate eccessive.

  • Lo schema dell’attaccamento ansioso: la paura costante di perdere l’amore, la tendenza a interpretare ogni distanza o conflitto come un segnale che la relazione sia in pericolo. Spesso nasce in contesti in cui l’amore era condizionale o discontinuo.

Il momento in cui uno schema si attiva

Gli schemi non sono sempre presenti in modo conscio. Si attivano, cioè diventano visibili in risposta a certi trigger: situazioni, persone, emozioni che risuonano con le esperienze originarie che li hanno generati.

Spesso il segnale che uno schema si è attivato è una reazione che senti sproporzionata al momento presente. Una rabbia improvvisa che sembra troppo grande per quello che è successo. Un’ansia che arriva prima ancora di capire perché. Una tristezza che non riesci a spiegare. Un’impulso a scappare, a chiuderti, a ipercontrollare.

In quei momenti non stai solo reagendo a tuo figlio, o al tuo partner, o alla situazione. Stai reagendo anche a qualcosa che viene da molto più lontano. E la reazione è potente proprio perché porta dentro di sé il peso di quella storia.

Perché riconoscerli è già metà del lavoro

C’è una distanza enorme tra il vivere uno schema e il riconoscerlo mentre accade. Quando uno schema si attiva e non lo vedi, sei completamente dentro di esso, sei lo schema. La reazione è automatica, la storia che ti racconta sembra la realtà.

Quando invece lo riconosci, anche solo parzialmente, anche solo a posteriori, si apre uno spazio. Non sei più solo dentro lo schema: puoi iniziare a guardarlo. E in quello spazio tra lo stimolo e la risposta automatica si trova la possibilità di scegliere qualcosa di diverso.

Spesso il riconoscimento arriva dopo, quando la reazione è già avvenuta. Va bene lo stesso. Anche riconoscerlo dopo è utile, perché ti prepara per la volta successiva, e perché ti dà la possibilità di riparare.

Come iniziare a vederli

Riconoscere i propri schemi non richiede necessariamente un percorso terapeutico, anche se la terapia è spesso lo strumento più potente per farlo in profondità. Ci sono cose più semplici da cui puoi cominciare.

Fai attenzione alle reazioni sproporzionate. Quando noti che la tua risposta a una situazione sembra più grande di quello che la situazione richiederebbe, fermati un momento. Non per giudicarti, ma per chiederti: cosa sta toccando questo momento in me? Da dove viene questa intensità?

Nota i pattern nelle situazioni che si ripetono. Se ti accorgi che con certe tipologie di situazioni reagisci sempre nello stesso modo, sempre difensiva, sempre in fuga, sempre in ipercontrollo, probabilmente stai guardando uno schema.

Ascolta il linguaggio che usi con te stessa. Le parole che ti dici nelle situazioni difficili sono spesso la traccia più diretta verso gli schemi più radicati. “Sono sempre io che devo fare tutto”, “Sbaglio sempre tutto”, “Non sono abbastanza”, ogni frase ricorrente racconta qualcosa.

Parla con qualcuno di fiducia. A volte il riconoscimento arriva più facilmente quando racconti a qualcuno — un’amica, una professionista — che può restituirti uno specchio esterno di quello che vede.

Cambiare uno schema

Riconoscere uno schema non lo elimina dall’oggi al domani. Gli schemi si sono costruiti in anni di ripetizione e ci vuole tempo, intenzione e pratica per costruire percorsi alternativi nel cervello.

Ma il cambiamento è possibile. Perché il cervello è plastico, cioè capace di costruire nuove connessioni e nuovi automatismi nel tempo. Ogni volta che riconosci uno schema e scegli una risposta diversa, anche piccola, anche imperfetta, stai contribuendo a costruire un percorso alternativo.

Non dovrai essere perfetta. Non dovrà funzionare ogni volta. Basta farlo abbastanza spesso, con abbastanza consapevolezza, perché qualcosa inizi lentamente a cambiare.

E i tuoi figli, nel frattempo, imparano. Non da quello che dici soltanto, ma da quello che vedono in te. Una mamma che riconosce i propri schemi e ci lavora sopra, anche in modo imperfetto, sta già rompendo la catena. Sta già trasmettendo qualcosa di nuovo.


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Rafaela Fuccio

Sono Rafaela Fuccio,

mamma di una pre-adolescente e di un bambino di 3 anni. Ho iniziato la mia avventura genitoriale a 22 anni, ma nonostante la giovane età, in quel periodo pensavo che sarei stata una super mamma, una mamma leonessa.

Questo è stato vero finché non ho capito che essere madre non significa solo proteggere da un treno in corsa, ma anche trasmettere valori, guidare nei passi importanti e dare un buon esempio. Non sapevo tanto sull’essere genitore, ma avevo le mie regole e tanti limiti. Poi ho notato una mancanza significativa: non mi aggiornavo abbastanza sulle mie azioni, rischiando di influenzare negativamente la vita di mia figlia. Sono stati anni di scoperta personale e sfide grandissime, ma tutto è cambiato quando ho intrapreso la strada della mia indipendenza: lavorando con le famiglie ho compreso tante situazioni…

Ho iniziato lavorando come Professional Organizer, e per alcuni anni mi sono dedicata all’organizzazione degli spazi domestici. Tuttavia, ho presto compreso che per ottenere una vera trasformazione all’interno del nucleo familiare, era necessario offrire un supporto più profondo. Notando che la sola riorganizzazione degli spazi non portava a cambiamenti duraturi, ho deciso di integrare nella mia attività le conoscenze acquisite durante vari corsi di formazione, grazie ai quali ho ampliato l’orizzonte lavorativo. Il risultato è stato un insieme omogeneo di percorsi dedicati alla famiglia, che andavano oltre l’organizzazione fisica degli spazi e portavano al benessere familiare, creando ambienti armoniosi che avessero senso logico e portassero la giusta energia per le varie attività quotidiane. Basandomi sulle motivazioni profonde che mi hanno portato ad intraprendere questo cambiamento, ho deciso di intraprendere un lungo e meraviglioso percorso formativo chiamato “Parental Intelligence” (da me tradotto in “Intelligenza Genitoriale”): l’obiettivo di questo programma era formare professionisti dell’infanzia (inteso come post-graduation) come Pediatri, Logopedisti, Psicologi infantili, Psicomotricisti, Dietisti o Nutrizionisti, Educatori, Collaboratori scolastici, Assistenti sociali e altri. Lavorando già insieme alle famiglie e supportandole con le routine e l’ordine della casa e degli impegni, questa formazione mi ha permesso di aiutare veramente appieno una famiglia intera. Come tutto nella vita, il percorso é iniziato a casa mia, dove ho potuto verificare l’efficacia del metodo. E’ nata quindi una nuova carriera come Parent Coach con il primo percorso di “Riprogrammazione Parentale“, che fornisce le conoscenze necessarie per interpretare i processi mentali dei nostri figli e sviluppare una comunicazione efficace e consapevole. Recentemente, proprio in funzione delle diverse richieste ricevute da neo-mamme interessate alla Riprogrammazione Parentale, ho creato un percorso specifico per loro: “Neo-Genitori” in pratica é la Riprogrammazione Parentale dedicata a fornire gli strumenti necessari per iniziare la nuova vita come genitori, evitando gli errori che tutti noi abbiamo commesso e commettiamo tutt’ora.

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