Educare con Empatia, Non con Punizioni

Come gestire le urla e promuovere un cambiamento positivo

Le urla fanno parte della nostra esperienza di genitori. Succede, siamo umani! Ma quante volte dopo aver urlato ci sentiamo sopraffatti dal senso di colpa, o ci chiediamo se la nostra reazione sia stata davvero quella giusta? In questi momenti, può sembrare difficile mantenere la calma, soprattutto quando i comportamenti di nostro figlio ci spingono ai limiti. La buona notizia è che, con un po' di consapevolezza e pratica, è possibile ridurre questi scatti di rabbia e sostituirli con risposte più calme e compassionevoli.

Il dottor John Gottman, psicologo e cofondatore del Gottman Institute, afferma che uno dei regali più grandi che un genitore possa fare a un figlio è il riconoscimento degli errori e l'ammissione delle proprie vulnerabilità. Il suo approccio, basato sulla ricerca scientifica, ci insegna che ammettere di aver sbagliato, dire "mi dispiace" e chiedere scusa non solo aiuta noi a sentirci meglio, ma insegna anche ai nostri figli a fare lo stesso, favorendo una comunicazione autentica e il miglioramento continuo della relazione genitore-figlio.


"Uno dei regali più significativi che un genitore possa fare a un figlio è riconoscere il proprio errore, dire: 'Ho sbagliato qui' o 'Mi dispiace'. Questo è così potente perché dà anche al bambino il permesso di sbagliare, di ammettere di aver sbagliato e di essere comunque a posto." — Dr. John Gottman


Imparare a chiedere scusa ai nostri figli è un passo fondamentale per instaurare una relazione di rispetto e comprensione reciproca. È un modo per insegnare loro che le emozioni non sono da evitare, ma da affrontare con consapevolezza, imparando dalle difficoltà e correggendo il tiro quando necessario.

3 passi per ridurre le urla e promuovere la consapevolezza emotiva

1 - Cambia la percezione di tuo figlio
La percezione che abbiamo dei nostri figli influisce enormemente sul nostro comportamento nei loro confronti. Quando li vediamo come "cattivi" o "disobbedienti", è facile reagire impulsivamente. Ma se iniziamo a guardare i loro comportamenti come una manifestazione dei loro bisogni emotivi o del loro sviluppo, possiamo rispondere in modo più costruttivo. Ad esempio, la prossima volta che tuo figlio si comporta in modo difficile, chiediti: Perché sta agendo così? Quali emozioni potrebbe provare? Cosa sta cercando di comunicare con il suo comportamento? Questo cambiamento di prospettiva ci aiuta a mantenere la calma e a trattare il nostro bambino con maggiore empatia.

2 - Non concentrarti solo sulle tue emozioni
Come genitori, spesso crediamo che se nostro figlio si comportasse in un certo modo, noi riusciremmo a mantenere la calma. In realtà, la gestione delle nostre emozioni è ciò che fa la differenza. Siamo noi a dover imparare a regolare le nostre risposte. Come scrive la dott.ssa Laura Markham:


"La gestione delle nostre emozioni è ciò che ci permette di sentirci tranquilli come genitori. Non possiamo controllare ciò che fa nostro figlio, ma possiamo sempre scegliere come rispondere."


Quando ci sentiamo frustrati o arrabbiati, è fondamentale fermarci per un attimo e respirare, riconoscere le nostre emozioni e decidere come reagire. Ogni volta che scegliamo di reagire in modo più calmo, stiamo facendo un passo avanti nel nostro percorso di crescita personale e di genitorialità consapevole.

3 - Apprezza le emozioni di tuo figlio
I bambini, soprattutto quelli più piccoli, non hanno ancora sviluppato la capacità di regolare le proprie emozioni in modo autonomo. Quando si arrabbiano o si frustrano, è il loro modo di comunicare che qualcosa non va. Come genitori, il nostro compito è aiutarli a gestire queste emozioni, senza giudicarli o ignorarli. Gli sfoghi emotivi dei bambini non sono irrazionali, ma un modo per esprimere ciò che sentono dentro. Se impariamo a rispondere con calma e comprensione, insegniamo loro che tutte le emozioni sono valide e possono essere gestite in modo sano.

Per questo motivo, è importante non solo evitare di urlare, ma anche modellare la regolazione emotiva. Se nostro figlio vede che noi riusciamo a gestire le nostre emozioni, sarà più incline a farlo anche lui.

Rafaela Fuccio

Sono Rafaela Fuccio,

mamma di una pre-adolescente e di un bambino di 3 anni. Ho iniziato la mia avventura genitoriale a 22 anni, ma nonostante la giovane età, in quel periodo pensavo che sarei stata una super mamma, una mamma leonessa.

Questo è stato vero finché non ho capito che essere madre non significa solo proteggere da un treno in corsa, ma anche trasmettere valori, guidare nei passi importanti e dare un buon esempio. Non sapevo tanto sull’essere genitore, ma avevo le mie regole e tanti limiti. Poi ho notato una mancanza significativa: non mi aggiornavo abbastanza sulle mie azioni, rischiando di influenzare negativamente la vita di mia figlia. Sono stati anni di scoperta personale e sfide grandissime, ma tutto è cambiato quando ho intrapreso la strada della mia indipendenza: lavorando con le famiglie ho compreso tante situazioni…

Ho iniziato lavorando come Professional Organizer, e per alcuni anni mi sono dedicata all’organizzazione degli spazi domestici. Tuttavia, ho presto compreso che per ottenere una vera trasformazione all’interno del nucleo familiare, era necessario offrire un supporto più profondo. Notando che la sola riorganizzazione degli spazi non portava a cambiamenti duraturi, ho deciso di integrare nella mia attività le conoscenze acquisite durante vari corsi di formazione, grazie ai quali ho ampliato l’orizzonte lavorativo. Il risultato è stato un insieme omogeneo di percorsi dedicati alla famiglia, che andavano oltre l’organizzazione fisica degli spazi e portavano al benessere familiare, creando ambienti armoniosi che avessero senso logico e portassero la giusta energia per le varie attività quotidiane. Basandomi sulle motivazioni profonde che mi hanno portato ad intraprendere questo cambiamento, ho deciso di intraprendere un lungo e meraviglioso percorso formativo chiamato “Parental Intelligence” (da me tradotto in “Intelligenza Genitoriale”): l’obiettivo di questo programma era formare professionisti dell’infanzia (inteso come post-graduation) come Pediatri, Logopedisti, Psicologi infantili, Psicomotricisti, Dietisti o Nutrizionisti, Educatori, Collaboratori scolastici, Assistenti sociali e altri. Lavorando già insieme alle famiglie e supportandole con le routine e l’ordine della casa e degli impegni, questa formazione mi ha permesso di aiutare veramente appieno una famiglia intera. Come tutto nella vita, il percorso é iniziato a casa mia, dove ho potuto verificare l’efficacia del metodo. E’ nata quindi una nuova carriera come Parent Coach con il primo percorso di “Riprogrammazione Parentale“, che fornisce le conoscenze necessarie per interpretare i processi mentali dei nostri figli e sviluppare una comunicazione efficace e consapevole. Recentemente, proprio in funzione delle diverse richieste ricevute da neo-mamme interessate alla Riprogrammazione Parentale, ho creato un percorso specifico per loro: “Neo-Genitori” in pratica é la Riprogrammazione Parentale dedicata a fornire gli strumenti necessari per iniziare la nuova vita come genitori, evitando gli errori che tutti noi abbiamo commesso e commettiamo tutt’ora.

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Quando urliamo, i nostri figli "si spengono"

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L'importanza di prendersi cura del "Bambino Interiore"