Riflettiamo sulle vecchie abitudini?
La conoscenza di sé e di ciò che ci circonda ci porta ad essere genitori più consapevoli!
Rivedendo e riformulando i concetti possiamo diventare consapevoli delle nostre azioni e di come agire in modo più rispettoso nella vita quotidiana con i nostri figli e tra di noi.
Alcune delle nostre azioni sono più dannose, altre meno, ma lo scopo non è criticare o giudicare, ma solo sensibilizzare!
A partire da oggi, farò alcuni post qui in cui confronteremo i limiti del bambino dettati dallo sviluppo con il modo in cui noi li interpretiamo e li nominiamo.
Ad esempio:
Il bambino sta facendo qualcosa che l'adulto gli ha detto di non poter fare. Quando l'adulto insiste, il bambino ride.
L'adulto e il suo ego si sentono offesi, messi alla prova e bisognosi di autoaffermazione. Si arrabbia per non avere il controllo della situazione! Alcuni colpiscono, altri gridano, altri ancora chiamano il bambino così o cosà.
La mia proposta è di rivedere e ridimensionare tutto questo!
Perché, se lo analizziamo, stiamo parlando di un piccolo essere in via di sviluppo che ha molti limiti motori, fisici ed emotivi. Immaturo e sensibile, questo essere cerca di soddisfare la sua curiosità prima di tutto e, quando si sente triste, cerca rifugio in coloro di cui si fida. Se è turbato, cerca subito un sorriso!
Con il proprio sorriso o la propria risata!
Perché? Perché è così che hanno imparato a strappare un sorriso a questi adulti! Il modo che ha funzionato finora.
"Ma ho detto di no"
Spesso le limitazioni di un bambino significano che forse non si ricorda ciò che può fare o meno; non capisce bene il senso di quella regola, o quella regola si scontra proprio con il suo bisogno di autonomia.
I bambini insistono perché la loro curiosità li spinge a farlo! Perché hanno bisogno del ‘sapere’ che arriva dalla loro esperienza, quindi è difficile ubbidire ciecamente ad una regola che per loro non ha senso. Il bambino è un essere mosso dai suoi impulsi e per ubbidire deve lottare contro sé stesso per riuscirci!
Immaginate quanto sia incredibile il mondo per questi piccoli, tutto da scoprire e imparare!
Immaginate anche quanto possa essere difficile dover fermare questi impulsi di curiosità e la voglia di scoprire.
Noi genitori, con la nostra pazienza, dobbiamo insistere, insegnando con empatia e rispetto, fino a quando il loro sviluppo non gli permetterà di afferrare e comprendere quel comando.
Fino ad allora, chiedere qualcosa che il bambino non può fare è un insegnamento, ma niente di certo o garantito. E va bene così!
Possono sbagliare, perché no? Anche noi sbagliamo!
E capendolo, rispettandolo, tutto diventa più leggero, soprattutto per noi adulti.
Vogliamo riflettere?
Facciamo un viaggio dentro di noi!
Questi giorni sul mio profilo Instagram ho parlato del fatto che l’80% del nostro essere genitori è guidato dal nostro bambino interiore.
Questo vuol dire che, soprattutto nei momenti di crisi, noi torniamo alla nostra infanzia inconsapevolmente e rivediamo il nostro bambino interiore. Ma questo non è cosciente e quindi subito dopo vediamo con i nostri occhi da bambino il nostro adulto e quello che vediamo solitamente è ciò che pensavamo allora!
La cosa curiosa è che noi non ci mettiamo al posto dei nostri genitori provando compassione per loro ma ci mettiamo al posto in cui noi li abbiamo messi per tutta l’infanzia, cioè, la posizione di potere!
Questa è la causa del fastidio per un qualsiasi comportamento di nostro figlio. Quello che il nostro cervello ci fa provare è frustrazione per la mancanza di controllo anche in età adulta, nonostante siano passati anni da quel momento dell’infanzia in cui non avevamo il controllo perché lo avevano i nostri adulti e vorremmo avere adesso quel controllo…
Vorremmo essere rispettati come dovevamo rispettare a nostra volta da bambino.
Così, con questa esplosione di sentimenti produciamo la sentenza per i nostri figli:
Tu non mi ascolti mai!
Com’è possibile che non capisci?
Mi devi obbedire!
Questa è la mia casa! Le mie regole!
Qui comando io!