Le mode della comunicazione tra adolescenti: cosa significano davvero

Tuo figlio ti manda un messaggio con tre punti di sospensione e tu non sai se è arrabbiato, annoiato o sta semplicemente aspettando. Tua figlia dice che una cosa è "cringe" e tu ci metti dieci minuti a capire se è un complimento o un insulto. Senti parlare di "ghostare" qualcuno, di "rizz", di "no cap", di meme che non capisci, di riferimenti a video che non hai mai visto.

E nel mezzo di tutto questo, ti chiedi: stanno parlando una lingua diversa dalla mia? Come faccio a capire cosa mi stanno davvero dicendo?

La risposta è sì — in un certo senso parlano una lingua diversa. E no — non devi imparare ogni parola per capirli. Quello che conta è capire perché quella lingua esiste, cosa fa, e come puoi usarla come porta d'ingresso invece che come muro.

Perché ogni generazione inventa il proprio linguaggio

Il linguaggio giovanile non è un fenomeno nuovo. Ogni generazione ha creato il proprio gergo, parole, espressioni, riferimenti che appartengono al gruppo e che segnalano l'appartenenza. Prima dei social era il linguaggio della strada, del cortile, del gruppo di amici. Adesso è il linguaggio di TikTok, di Discord, dei meme, dei video virali.

La funzione è sempre la stessa: creare un codice condiviso che appartiene ai pari e non agli adulti. Un linguaggio che dice: noi ci capiamo, voi no. E questo "voi no" non è necessariamente ostile, è il modo in cui un adolescente costruisce uno spazio suo, separato dal mondo dei genitori.

Quando tuo figlio usa un termine che non capisci, non sta cercando di escluderti deliberatamente. Sta usando il linguaggio del suo gruppo, quello che lo fa sentire parte di qualcosa, che consolida le appartenenze, che segnala che sa come funziona il mondo dei suoi coetanei.

Il linguaggio digitale ha regole proprie e valgono tanto quanto le altre

Una cosa che molti genitori faticano ad accettare è che la comunicazione digitale tra adolescenti ha una grammatica, una sintassi e delle regole di cortesia tutte proprie, diverse da quelle della comunicazione adulta, ma non meno valide.

I tre puntini di sospensione, per esempio. Per molti adulti sono una pausa neutra. Per molti adolescenti comunicano freddezza, disappunto, o passivo-aggressività. Un messaggio che finisce con "ok..." non è la stessa cosa di un messaggio che finisce con "ok", e tuo figlio lo sa perfettamente.

La lunghezza dei messaggi è un altro codice. Un messaggio lungo e articolato può essere letto come pressione o come bisogno eccessivo. Una risposta breve non significa necessariamente disinteresse, a volte è semplicemente il ritmo normale di quella comunicazione.

I meme sono un linguaggio emotivo. Mandare un meme è un modo di dire "capisco come ti senti" o "anch'io la penso così" senza doverlo spiegare con le parole. Per un adolescente che fatica a verbalizzare le emozioni — e molti ci faticano — i meme sono spesso il modo più accessibile di comunicare stati d'animo complessi.

Le mode che passano e quelle che restano

Il gergo adolescenziale cambia velocissimamente, molto più di quanto facesse prima dell'era digitale. Una parola che era cool sei mesi fa può essere già "cringe" adesso. I riferimenti culturali si moltiplicano e si consumano a una velocità che nessun adulto riesce a seguire completamente.

E non devi seguirla. Anzi, cercare di parlare il gergo dei tuoi figli, usare le loro espressioni, tentare di essere "dentro" alla loro cultura è quasi sempre controproducente. Lo percepiscono come un'invasione dello spazio che stanno cercando di costruire come loro, o come qualcosa di imbarazzante che li mette a disagio di fronte ai coetanei.

Quello che puoi fare — e che vale molto di più — è mostrare curiosità genuina senza voler partecipare. "Non conosco quella parola, cosa significa?" detto con interesse reale apre molto più spazio di "ah sì, ho visto anch'io quel meme". La curiosità segnala rispetto. La partecipazione forzata segnala invasione.

Quando il linguaggio nasconde qualcosa

C'è un aspetto del linguaggio adolescenziale a cui vale la pena prestare attenzione speciale: quando cambia in modo brusco o quando certi termini e certi riferimenti diventano ossessivi.

Un ragazzo che inizia improvvisamente a usare un linguaggio molto diverso dal suo, ad esempio, più aggressivo, più nichilista, con riferimenti a contenuti di cui non sai niente, potrebbe star attraversando un periodo complicato. Non necessariamente qualcosa di grave, ma qualcosa che merita attenzione.

Lo stesso vale per il linguaggio online: i gruppi e le comunità online hanno spesso un gergo molto specifico, e imparare a riconoscere certi termini può aiutarti a capire in quali ambienti si muove tuo figlio e se quegli ambienti ti preoccupano.

C'è una differenza enorme tra controllare ogni messaggio e rimanere presente e informata su quello che entra nella vita di tuo figlio attraverso il digitale.

Come usare il linguaggio come porta, non come muro

Il linguaggio dei tuoi figli, anche quando non lo capisci, ti dà informazioni preziose. Ti dice cosa è importante per loro in questo momento, quali sono i riferimenti culturali del loro gruppo, come vivono le emozioni, cosa li fa ridere.

Usarlo come porta significa chiedere, quando capita in modo naturale. "Di cosa parla quel video?" "Chi è quella persona?" "Perché quella cosa è diventata un meme?" Non ogni volta, non come interrogatorio e si, come segnale che sei curiosa, che il suo mondo ti interessa, che non stai giudicando quello che non capisci.

Alcune delle conversazioni più ricche con un adolescente partono da un riferimento culturale suo — un video, un personaggio, una canzone — e aprono su cose molto più profonde: come vede il mondo, cosa lo fa sentire capito, cosa lo spaventa, cosa lo appassiona.

La comunicazione che conta davvero non è verbale

In fondo, la cosa più importante da sapere sulla comunicazione con un adolescente non riguarda il gergo o i meme o i punti di sospensione. Riguarda qualcosa di molto più semplice e molto più difficile allo stesso tempo.

Gli adolescenti comunicano soprattutto attraverso quello che fanno, dove vanno, con chi stanno, cosa ascoltano, cosa guardano. Comunicano attraverso il linguaggio del corpo, attraverso l'umore che portano a casa, attraverso le cose che evitano di dire quanto quelle che dicono.

Saper leggere quella comunicazione non verbale, restare presenti e attenti senza essere invadenti è la competenza più preziosa che puoi sviluppare in questi anni. Non devi capire ogni parola del loro gergo. Devi capire loro.



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Rafaela Fuccio

Sono Rafaela Fuccio,

mamma di una pre-adolescente e di un bambino di 3 anni. Ho iniziato la mia avventura genitoriale a 22 anni, ma nonostante la giovane età, in quel periodo pensavo che sarei stata una super mamma, una mamma leonessa.

Questo è stato vero finché non ho capito che essere madre non significa solo proteggere da un treno in corsa, ma anche trasmettere valori, guidare nei passi importanti e dare un buon esempio. Non sapevo tanto sull’essere genitore, ma avevo le mie regole e tanti limiti. Poi ho notato una mancanza significativa: non mi aggiornavo abbastanza sulle mie azioni, rischiando di influenzare negativamente la vita di mia figlia. Sono stati anni di scoperta personale e sfide grandissime, ma tutto è cambiato quando ho intrapreso la strada della mia indipendenza: lavorando con le famiglie ho compreso tante situazioni…

Ho iniziato lavorando come Professional Organizer, e per alcuni anni mi sono dedicata all’organizzazione degli spazi domestici. Tuttavia, ho presto compreso che per ottenere una vera trasformazione all’interno del nucleo familiare, era necessario offrire un supporto più profondo. Notando che la sola riorganizzazione degli spazi non portava a cambiamenti duraturi, ho deciso di integrare nella mia attività le conoscenze acquisite durante vari corsi di formazione, grazie ai quali ho ampliato l’orizzonte lavorativo. Il risultato è stato un insieme omogeneo di percorsi dedicati alla famiglia, che andavano oltre l’organizzazione fisica degli spazi e portavano al benessere familiare, creando ambienti armoniosi che avessero senso logico e portassero la giusta energia per le varie attività quotidiane. Basandomi sulle motivazioni profonde che mi hanno portato ad intraprendere questo cambiamento, ho deciso di intraprendere un lungo e meraviglioso percorso formativo chiamato “Parental Intelligence” (da me tradotto in “Intelligenza Genitoriale”): l’obiettivo di questo programma era formare professionisti dell’infanzia (inteso come post-graduation) come Pediatri, Logopedisti, Psicologi infantili, Psicomotricisti, Dietisti o Nutrizionisti, Educatori, Collaboratori scolastici, Assistenti sociali e altri. Lavorando già insieme alle famiglie e supportandole con le routine e l’ordine della casa e degli impegni, questa formazione mi ha permesso di aiutare veramente appieno una famiglia intera. Come tutto nella vita, il percorso é iniziato a casa mia, dove ho potuto verificare l’efficacia del metodo. E’ nata quindi una nuova carriera come Parent Coach con il primo percorso di “Riprogrammazione Parentale“, che fornisce le conoscenze necessarie per interpretare i processi mentali dei nostri figli e sviluppare una comunicazione efficace e consapevole. Recentemente, proprio in funzione delle diverse richieste ricevute da neo-mamme interessate alla Riprogrammazione Parentale, ho creato un percorso specifico per loro: “Neo-Genitori” in pratica é la Riprogrammazione Parentale dedicata a fornire gli strumenti necessari per iniziare la nuova vita come genitori, evitando gli errori che tutti noi abbiamo commesso e commettiamo tutt’ora.

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